Kintsugi e la prospettiva degli educatori, in riferimento a quella che è un’antica arte giapponese che utilizza l’oro per riparare e riunire i cocci, creando delle cicatrici d’oro.
E’ una filosofia che invita ad abbracciare il danno, senza vergognarsi delle ferite.
Riparato con cura, l’oggetto danneggiato accetta e riconosce i propri trascorsi e diventa più forte, più prezioso di quanto non fosse prima di andare in frantumi.
Una metafora che illumina di nuova luce il processo di resilienza.
La metodologia prevede un lavoro condiviso e partecipato che sappia accogliere storia, cultura e legami originali del minore, riavvicinando i frammenti.
Kintsugi ricerca una differente modalità di azione e favorisce il coinvolgimento della famiglia, della comunità educante e dei servizi.
In questo processo articolato, risulta determinante la presenza e il know-how del privato sociale del territorio.